Quando si apre un B&B o si mette un appartamento sui portali si pensa a CIN, partita IVA, cedolare secca. Ma c'è un'imposta locale che arriva puntuale ogni anno e che molti host dimenticano di dichiarare: la TARI, la tassa sui rifiuti. Dal 2026 c'è una novità che riguarda proprio i tempi: la dichiarazione va presentata entro 90 giorni dall'inizio dell'occupazione dei locali.
Vediamo cosa è cambiato, chi paga e perché la stessa casa può costare molto di più se il Comune la considera "non domestica". Attenzione: la TARI è un tributo comunale, quindi le regole di dettaglio cambiano da Comune a Comune. Questo articolo ti dà la mappa; la risposta definitiva è nel regolamento del tuo Comune.
La novità del 2026: 90 giorni
Il decreto legislativo del 7 agosto 2026, n. 147, sul riordino dei tributi regionali e locali, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'11 agosto 2026 ed è in vigore dal 12 agosto 2026. Tra le altre cose cambia i tempi della dichiarazione TARI.
In passato la legge nazionale parlava di una scadenza al 30 giugno dell'anno successivo all'inizio dell'occupazione (con regolamenti comunali che spesso prevedevano altri termini). Oggi le fonti consultate indicano un termine unico di 90 giorni:
- dall'inizio del possesso o della detenzione dei locali;
- dalla variazione di elementi che incidono sull'importo (per esempio ampliamento, cambio d'uso, metri quadrati utili);
- dalla cessazione dell'occupazione.
Un dettaglio utile: una volta presentata, la dichiarazione di norma vale anche per gli anni successivi. Ne serve una nuova solo se cambia qualcosa, per esempio la superficie. Alcune fonti ricordano che eventuali termini diversi fissati dal regolamento comunale possono restare validi: per questo conviene sempre chiedere al Comune.
Chi paga la TARI
La TARI è dovuta da chi possiede o detiene locali che possono produrre rifiuti. Per gli host i casi tipici sono questi.
- Proprietario che gestisce direttamente la casa vacanze o il B&B: dichiara e paga lui.
- Locazione breve di un appartamento (fino a 30 giorni, fuori dall'impresa): quando i locali sono detenuti per non più di sei mesi nell'anno, secondo la legge la tassa è dovuta solo dal proprietario o dal titolare di diritto reale. Può poi decidere di recuperarla includendola nel prezzo del soggiorno.
- Gestore diverso dal proprietario (per esempio con un contratto di gestione o di affitto d'azienda): la questione può cambiare e dipende dal contratto. Le fonti non sono chiare su chi sia tenuto: chiedilo al Comune.
Tariffa domestica o non domestica?
Qui si gioca la differenza di costo. Il Comune applica due famiglie di tariffe: domestica, basata soprattutto su metri quadrati e numero di occupanti, e non domestica, basata su metri quadrati e categoria di attività, con coefficienti più alti per attività che producono più rifiuti.
Per i B&B molti Comuni usano una tariffa non domestica dedicata, spesso vicina a quella degli alberghi senza ristorante, perché gli ospiti producono più rifiuti di una famiglia. Di solito si applica solo alla parte di casa destinata agli ospiti: gli spazi esclusivamente privati restano con la tariffa ordinaria.
Per le locazioni brevi di appartamenti la prassi varia:
- in alcuni Comuni resta la tariffa domestica se l'attività non è imprenditoriale;
- in altri una locazione turistica continuativa è trattata come non domestica, con tariffa da albergo senza ristorante;
- in altri ancora il calcolo si basa sui posti letto indicati nella pratica presentata al Comune.
La Cassazione ha in più occasioni riconosciuto che il Comune può prevedere una tariffa più alta di quella domestica per queste attività.
Un esempio con numeri di fantasia
Lucia gestisce un appartamento di 70 metri quadrati come casa vacanze a tempo pieno, in un Comune dove il regolamento lo tratta come non domestico.
- Con tariffa domestica, ipotizziamo una TARI di 320 euro l'anno.
- Con tariffa non domestica da albergo senza ristorante, ipotizziamo 1.050 euro l'anno.
La differenza è di 730 euro. Se Lucia incassa 18.000 euro l'anno, quei 730 euro valgono circa 4 punti percentuali di ricavo lordo. Non è una cifra da trascurare quando fai il punto di pareggio. I numeri sono inventati: il tuo importo dipende dalla delibera tariffaria del tuo Comune.
Cosa succede se non dichiari
Qui le fonti sono meno concordi. Per le violazioni dal 1° gennaio 2027 la riforma riscrive le sanzioni: una fonte indica, per l'omessa dichiarazione, il 100% del tributo con un minimo di 50 euro, un'altra ricorda che finora si arrivava fino al 200%. Per la dichiarazione infedele si parla di una sanzione fissa al 40% della maggiore imposta. Prima di fare affidamento su queste percentuali, controlla il testo del decreto o chiedi al Comune.
Una buona notizia: la riforma avvicina il ravvedimento dei tributi locali a quello delle imposte nazionali, quindi regolarizzare spontaneamente dovrebbe essere più semplice (qui spieghiamo come funziona il ravvedimento).
Cosa fare, passo per passo
- Cerca il regolamento TARI del tuo Comune e la delibera con le tariffe dell'anno: di solito sono sul sito del Comune, nella sezione tributi.
- Verifica la categoria in cui rientra la tua struttura: B&B, affittacamere, casa vacanze, locazione breve.
- Controlla se hai già un'utenza TARI per l'immobile e se è registrata come domestica. Se hai cambiato destinazione, serve una variazione entro 90 giorni.
- Presenta la dichiarazione con la modulistica del Comune, anche online se disponibile.
- Chiedi riduzioni: alcuni Comuni prevedono sconti per compostaggio o per chi smaltisce da sé alcune frazioni di rifiuti. Vanno richieste con documentazione.
- Metti la TARI tra i costi fissi della struttura e riconsiderane l'effetto sul prezzo a notte.
Non confonderla con l'imposta di soggiorno
La imposta di soggiorno la pagano gli ospiti e l'host la incassa e la versa al Comune: non è un costo tuo. La TARI invece è un costo tuo, e come tale entra nei conti della struttura.
In sintesi
Dal 12 agosto 2026 la dichiarazione TARI ha un termine unico di 90 giorni. La tariffa può essere domestica o non domestica a seconda del Comune e del tipo di attività, con differenze di centinaia di euro l'anno. Se hai aperto o cambiato la destinazione di un immobile negli ultimi mesi, controlla oggi stesso di aver dichiarato.
Per i dettagli sul tuo immobile rivolgiti all'ufficio tributi del Comune. Per capire come questi costi incidono sul tuo netto puoi provare il calcolatore NettoHost. Se hai dubbi sul trattamento fiscale e contabile di questa spesa, parlane con un commercialista.



Discussione
I commenti saranno attivi a breve.