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TARI per case vacanze e B&B: la dichiarazione ora scade in 90 giorni (e la tariffa dipende dal Comune)

Dal 12 agosto 2026 la dichiarazione TARI va presentata entro 90 giorni dall'inizio dell'occupazione. Chi paga, tariffa domestica o non domestica e cosa fare se hai aperto un B&B o una casa vacanze.

Di Redazione NettoHost6 novembre 2026 · 5 min di lettura
Contenitori per la raccolta differenziata davanti all'ingresso di una casa vacanze

Quando si apre un B&B o si mette un ap­par­ta­mento sui por­tali si pensa a CIN, par­tita IVA, ce­do­lare secca. Ma c'è un'im­po­sta locale che arriva pun­tuale ogni anno e che molti host di­men­ti­cano di di­chia­rare: la TARI, la tassa sui ri­fiuti. Dal 2026 c'è una novità che ri­guarda pro­prio i tempi: la di­chia­ra­zione va pre­sen­tata entro 90 giorni dall'inizio dell'oc­cu­pa­zione dei locali.

Ve­diamo cosa è cam­biato, chi paga e perché la stessa casa può co­stare molto di più se il Comune la con­si­dera "non do­me­stica". At­ten­zione: la TARI è un tri­buto co­mu­nale, quindi le regole di det­ta­glio cam­biano da Comune a Comune. Questo ar­ti­colo ti dà la mappa; la ri­spo­sta de­fi­ni­tiva è nel re­go­la­mento del tuo Comune.

La novità del 2026: 90 giorni

Il de­creto le­gis­la­tivo del 7 agosto 2026, n. 147, sul rior­dino dei tri­buti re­gio­nali e locali, è stato pub­bli­cato in Gaz­zetta Uf­fi­ciale l'11 agosto 2026 ed è in vigore dal 12 agosto 2026. Tra le altre cose cambia i tempi della di­chia­ra­zione TARI.

In pas­sato la legge na­zio­nale par­lava di una sca­denza al 30 giugno dell'anno suc­ces­sivo all'inizio dell'oc­cu­pa­zione (con re­go­la­menti co­mu­nali che spesso pre­ve­de­vano altri ter­mini). Oggi le fonti con­sul­tate in­di­cano un ter­mine unico di 90 giorni:

  • dall'inizio del pos­sesso o della de­ten­zione dei locali;
  • dalla va­ria­zione di ele­menti che in­ci­dono sull'im­porto (per esem­pio am­plia­mento, cambio d'uso, metri qua­drati utili);
  • dalla ces­sa­zione dell'oc­cu­pa­zione.

Un det­ta­glio utile: una volta pre­sen­tata, la di­chia­ra­zione di norma vale anche per gli anni suc­ces­sivi. Ne serve una nuova solo se cambia qual­cosa, per esem­pio la su­per­fi­cie. Alcune fonti ri­cor­dano che even­tuali ter­mini di­versi fis­sati dal re­go­la­mento co­mu­nale pos­sono re­stare validi: per questo con­viene sempre chie­dere al Comune.

Chi paga la TARI

La TARI è dovuta da chi pos­siede o de­tiene locali che pos­sono pro­durre ri­fiuti. Per gli host i casi tipici sono questi.

  • Pro­prie­ta­rio che ge­sti­sce di­ret­ta­mente la casa va­canze o il B&B: di­chiara e paga lui.
  • Lo­ca­zione breve di un ap­par­ta­mento (fino a 30 giorni, fuori dall'im­presa): quando i locali sono de­te­nuti per non più di sei mesi nell'anno, se­condo la legge la tassa è dovuta solo dal pro­prie­ta­rio o dal ti­to­lare di di­ritto reale. Può poi de­ci­dere di re­cu­pe­rarla in­clu­den­dola nel prezzo del sog­giorno.
  • Ge­store di­verso dal pro­prie­ta­rio (per esem­pio con un con­tratto di ge­stione o di af­fitto d'azienda): la que­stione può cam­biare e di­pende dal con­tratto. Le fonti non sono chiare su chi sia tenuto: chie­dilo al Comune.

Tariffa domestica o non domestica?

Qui si gioca la dif­fe­renza di costo. Il Comune ap­plica due fa­mi­glie di ta­riffe: do­me­stica, basata so­prat­tutto su metri qua­drati e numero di oc­cu­panti, e non do­me­stica, basata su metri qua­drati e ca­te­go­ria di at­ti­vità, con coef­fi­cienti più alti per at­ti­vità che pro­du­cono più ri­fiuti.

Per i B&B molti Comuni usano una ta­riffa non do­me­stica de­di­cata, spesso vicina a quella degli al­ber­ghi senza ri­sto­rante, perché gli ospiti pro­du­cono più ri­fiuti di una fa­mi­glia. Di solito si ap­plica solo alla parte di casa de­sti­nata agli ospiti: gli spazi esclu­si­va­mente pri­vati re­stano con la ta­riffa or­di­na­ria.

Per le lo­ca­zioni brevi di ap­par­ta­menti la prassi varia:

  • in alcuni Comuni resta la ta­riffa do­me­stica se l'at­ti­vità non è im­pren­di­to­riale;
  • in altri una lo­ca­zione tu­ri­stica con­ti­nua­tiva è trat­tata come non do­me­stica, con ta­riffa da al­bergo senza ri­sto­rante;
  • in altri ancora il cal­colo si basa sui posti letto in­di­cati nella pra­tica pre­sen­tata al Comune.

La Cas­sa­zione ha in più oc­ca­sioni ri­co­no­sciuto che il Comune può pre­ve­dere una ta­riffa più alta di quella do­me­stica per queste at­ti­vità.

Un esempio con numeri di fantasia

Lucia ge­sti­sce un ap­par­ta­mento di 70 metri qua­drati come casa va­canze a tempo pieno, in un Comune dove il re­go­la­mento lo tratta come non do­me­stico.

  • Con ta­riffa do­me­stica, ipo­tiz­ziamo una TARI di 320 euro l'anno.
  • Con ta­riffa non do­me­stica da al­bergo senza ri­sto­rante, ipo­tiz­ziamo 1.050 euro l'anno.

La dif­fe­renza è di 730 euro. Se Lucia in­cassa 18.000 euro l'anno, quei 730 euro val­gono circa 4 punti per­cen­tuali di ricavo lordo. Non è una cifra da tra­scu­rare quando fai il punto di pa­reg­gio. I numeri sono in­ven­tati: il tuo im­porto di­pende dalla de­li­bera ta­rif­fa­ria del tuo Comune.

Cosa succede se non dichiari

Qui le fonti sono meno con­cordi. Per le vio­la­zioni dal 1° gen­naio 2027 la ri­forma ri­scrive le san­zioni: una fonte indica, per l'omessa di­chia­ra­zione, il 100% del tri­buto con un minimo di 50 euro, un'altra ri­corda che finora si ar­ri­vava fino al 200%. Per la di­chia­ra­zione in­fe­dele si parla di una san­zione fissa al 40% della mag­giore im­po­sta. Prima di fare af­fi­da­mento su queste per­cen­tuali, con­trolla il testo del de­creto o chiedi al Comune.

Una buona no­ti­zia: la ri­forma av­vi­cina il rav­ve­di­mento dei tri­buti locali a quello delle im­po­ste na­zio­nali, quindi re­go­la­riz­zare spon­ta­nea­mente do­vrebbe essere più sem­plice (qui spie­ghiamo come fun­ziona il rav­ve­di­mento).

Cosa fare, passo per passo

  1. Cerca il re­go­la­mento TARI del tuo Comune e la de­li­bera con le ta­riffe dell'anno: di solito sono sul sito del Comune, nella se­zione tri­buti.
  2. Ve­ri­fica la ca­te­go­ria in cui rien­tra la tua strut­tura: B&B, af­fit­ta­ca­mere, casa va­canze, lo­ca­zione breve.
  3. Con­trolla se hai già un'utenza TARI per l'im­mo­bile e se è re­gi­strata come do­me­stica. Se hai cam­biato de­sti­na­zione, serve una va­ria­zione entro 90 giorni.
  4. Pre­senta la di­chia­ra­zione con la mo­du­li­stica del Comune, anche online se di­spo­ni­bile.
  5. Chiedi ri­du­zioni: alcuni Comuni pre­ve­dono sconti per com­po­stag­gio o per chi smal­ti­sce da sé alcune fra­zioni di ri­fiuti. Vanno ri­chie­ste con do­cu­men­ta­zione.
  6. Metti la TARI tra i costi fissi della strut­tura e ri­con­si­de­rane l'ef­fetto sul prezzo a notte.

Non confonderla con l'imposta di soggiorno

La im­po­sta di sog­giorno la pagano gli ospiti e l'host la in­cassa e la versa al Comune: non è un costo tuo. La TARI invece è un costo tuo, e come tale entra nei conti della strut­tura.

In sintesi

Dal 12 agosto 2026 la di­chia­ra­zione TARI ha un ter­mine unico di 90 giorni. La ta­riffa può essere do­me­stica o non do­me­stica a se­conda del Comune e del tipo di at­ti­vità, con dif­fe­renze di cen­ti­naia di euro l'anno. Se hai aperto o cam­biato la de­sti­na­zione di un im­mo­bile negli ultimi mesi, con­trolla oggi stesso di aver di­chia­rato.

Per i det­ta­gli sul tuo im­mo­bile ri­vol­giti all'uf­fi­cio tri­buti del Comune. Per capire come questi costi in­ci­dono sul tuo netto puoi pro­vare il cal­co­la­tore Net­to­Host. Se hai dubbi sul trat­ta­mento fi­scale e con­ta­bile di questa spesa, par­lane con un com­mer­cia­li­sta.

Contenuto aggiornato al 6 novembre 2026. Aliquote, soglie e scadenze possono cambiare con le leggi di bilancio e le circolari: per il tuo caso verifica con un commercialista abilitato. Hai trovato un errore o un dato non aggiornato? Scrivici.
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