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Cedolare secca sugli affitti brevi: aliquote, ritenuta del 21% e come si dichiara

Il 21% sul primo immobile, il 26% sul secondo, la ritenuta che trattengono i portali e cosa resta da versare con la dichiarazione.

Di Redazione NettoHost2 novembre 2026 · 4 min di lettura
Illustrazione del simbolo percentuale: cedolare secca e ritenuta del 21%

La ce­do­lare secca è il regime più sem­plice per chi af­fitta uno o due ap­par­ta­menti per brevi pe­riodi: un'im­po­sta so­sti­tu­tiva sull'in­casso, senza par­tita IVA e senza con­tri­buti INPS. Dal 2026 le regole sono cam­biate e vale la pena ri­ve­derle con calma, perché in­flui­scono su quanto resta in tasca e su cosa devi fare con la di­chia­ra­zione dei red­diti.

Cos'è e a chi si applica

La ce­do­lare secca so­sti­tui­sce IRPEF, ad­di­zio­nali e im­po­sta di re­gi­stro sul canone in­cas­sato. Per le lo­ca­zioni brevi, cioè sotto i 30 giorni, si ap­plica a chi af­fitta come per­sona fisica, fuori dall'at­ti­vità d'im­presa.

Dal 2026 le ali­quote sono due:

  • 21% per i red­diti di una sola unità im­mo­bi­liare per pe­riodo d'im­po­sta, da in­di­care in di­chia­ra­zione;
  • 26% per l'altra unità, cioè la se­conda.

Il tetto è di due im­mo­bili. Dal terzo im­mo­bile de­sti­nato alle lo­ca­zioni brevi l'at­ti­vità si pre­sume svolta in forma d'im­presa e la ce­do­lare non si ap­plica più: serve la par­tita IVA, come spie­ghiamo in quando serve la par­tita IVA.

Su cosa si paga

La base im­po­ni­bile è l'intero canone in­cas­sato, senza ab­bat­ti­menti: non puoi de­trarre pu­li­zie, utenze, com­mis­sioni dei por­tali o am­mor­ta­menti. Questo è il punto da tenere a mente quando con­fronti la ce­do­lare con il for­fet­ta­rio: la ce­do­lare pesa in pro­por­zione al fat­tu­rato, non all'utile.

Un esem­pio: 30.000 euro in­cas­sati da un solo im­mo­bile, con com­mis­sioni dei por­tali al 15,5% (4.650 euro). L'im­po­sta è il 21% di 30.000, cioè 6.300 euro, e non di­mi­nui­sce per le com­mis­sioni. Netto prima dei costi: 30.000 − 4.650 − 6.300 = 19.050 euro.

Con la ce­do­lare non c'è IVA da ver­sare sulle com­mis­sioni dei por­tali esteri e non ci sono con­tri­buti INPS, perché non sei un'im­presa.

La ritenuta del 21% dei portali

Se pre­noti tra­mite un por­tale che in­cassa il pa­ga­mento, o in­ter­viene nel pa­ga­mento, il por­tale è tenuto a trat­te­nere una ri­te­nuta del 21% sull'im­porto, a titolo di ac­conto, e a ver­sarla al fisco al posto tuo. Il por­tale deve anche co­mu­ni­care all'Agen­zia delle En­trate i dati dei con­tratti e ri­la­sciarti la cer­ti­fi­ca­zione delle somme trat­te­nute.

Punti da ri­cor­dare:

  • È un ac­conto, non un costo ag­giun­tivo. La ri­te­nuta scom­puta l'im­po­sta che dovrai pagare in di­chia­ra­zione.
  • Si ap­plica ai pa­ga­menti pas­sati dal por­tale, non alle pre­no­ta­zioni di­rette che in­cassi tu.
  • Di­pende dall'in­casso: la base è l'im­porto su cui il por­tale in­ter­viene. Se ti arriva un payout al netto della ri­te­nuta, la tua li­qui­dità è più bassa dell'im­po­sta finale.

Se il tuo regime è il 21% su un solo im­mo­bile, la ri­te­nuta copre di fatto l'im­po­sta sui pa­ga­menti dei por­tali. Se ap­pli­chi il 26% sul se­condo im­mo­bile, resta una dif­fe­renza da ver­sare del 5% circa. Se la ri­te­nuta supera l'im­po­sta finale, si crea un cre­dito.

Come si dichiara

  1. Rac­co­gli le cer­ti­fi­ca­zioni delle ri­te­nute che i por­tali ti in­viano a inizio anno.
  2. Nella di­chia­ra­zione dei red­diti, nel quadro de­di­cato alla ce­do­lare secca, in­di­chi i canoni in­cas­sati e scegli l'ali­quota del 21% per l'im­mo­bile a cui spetta.
  3. L'im­po­sta cal­co­lata si con­fronta con le ri­te­nute già ver­sate: versi la dif­fe­renza con il saldo e gli even­tuali ac­conti, oppure la usi in com­pen­sa­zione.
  4. In­cludi nella di­chia­ra­zione anche gli in­cassi di­retti, non co­perti da ri­te­nuta.

Per la scelta dell'im­mo­bile al 21% e per la com­pi­la­zione con­viene pas­sare dal com­mer­cia­li­sta o da un CAF: sba­gliare l'im­mo­bile o di­men­ti­care le ri­te­nute ha con­se­guenze sul saldo.

Quanto resta, in sintesi

VoceEsempio (30.000 euro, un immobile)
Incasso lordo30.000
Commissioni dei portali (15,5%)– 4.650
Cedolare secca 21%– 6.300
Netto prima dei costi19.050

Nello stesso caso il for­fet­ta­rio al 5% lascia circa 19.346 euro e al 15% circa 18.607, ma con par­tita IVA, con­tri­buti INPS e IVA sulle com­mis­sioni: li con­fron­tiamo in ce­do­lare secca o for­fet­ta­rio.

Dove si sbaglia più spesso

  • Pen­sare che la ri­te­nuta sia il saldo. È un ac­conto: l'im­po­sta finale si cal­cola in di­chia­ra­zione.
  • Di­men­ti­care le pre­no­ta­zioni di­rette, che non hanno ri­te­nuta ma vanno di­chia­rate.
  • Ap­pli­care il 21% a due im­mo­bili. L'ali­quota ri­dotta vale per una sola unità.
  • Non con­si­de­rare i costi: la ce­do­lare non li deduce, ma tu li so­stieni co­mun­que. Vedi la check­list dei costi na­sco­sti.

Nel calcolatore

Nel cal­co­la­tore scegli la ce­do­lare secca come regime: sotto i pas­saggi trovi il ri­qua­dro con la ri­te­nuta del 21% già trat­te­nuta dai por­tali, quanto è già stato ver­sato e quanto resta da ver­sare con la di­chia­ra­zione.

Le regole cam­biano con le leggi di bi­lan­cio e con le cir­co­lari: per il tuo caso ve­ri­fica con un pro­fes­sio­ni­sta abi­li­tato.

Contenuto aggiornato al 2 novembre 2026. Aliquote, soglie e scadenze possono cambiare con le leggi di bilancio e le circolari: per il tuo caso verifica con un commercialista abilitato. Hai trovato un errore o un dato non aggiornato? Scrivici.
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